Una volta terminata la paura e la necessità di una riorganizzazione veloce dei processi indotta dal Coronavirus, si tornerà al punto di partenza? C’è questo rischio, lo dicono i dati.

Like everything else with learning, it is happening gradually” (Brandon Hall)

L’emergenza Coronavirus ha drammaticamente messo in primo piano l’istanza della formazione digitale, che desincronizza e delocalizza il processo di apprendimento rendendolo possibile in qualunque luogo e tempo grazie all’utilizzo di un’ampia gamma di tecnologie digitali applicate alla creazione, distribuzione e gestione di esperienze di apprendimento.

In quanto tale, il Digital Learning è un elemento, insieme allo Smartworking, del Digital Workplace, ovvero dell’intero sistema di lavoro riorganizzato ed “aumentato” dalle tecnologie digitali.

Eppure l’innovazione della formazione nella Scuola, nelle Università, nelle Aziende è una storia lunga che dura da oltre un secolo e mezzo, ha attraversato 3 Generazioni di modelli-metodologie-tecnologie (le cosiddette 3 generazioni di FAD) ed è stata ampiamente formalizzata fino ai suoi sviluppi più recenti. Non fa male ricordare la prima definizione moderna di apprendimento in remoto da parte di Michael G. Moore, allora docente della British Open University, che nel 1973 definì la formazione a distanza come “l’insieme dei metodi didattici in cui, a causa della separazione fisica tra gli insegnanti e i discenti, la fase interattiva dell’insegnamento (stimolo, spiegazione, domande, guida) come pure quella pre-attiva (scelta degli obiettivi, compilazione del curriculum e delle strategie didattiche) è condotta per mezzo della stampa o dei mezzi meccanici o elettronici“. Mezzi (non “fini”) che nel frattempo sono diventati digitali: learning management system, moduli e-learning multimediali-interattivi, webinar, fino alle esperienze immersive in Realtà Virtuale e le applicazioni all’apprendimento dell’Intelligenza Artificiale. Dopo 150 anni di “FAD” e poco più di 15 anni di E-learning, prevalentemente distributivo, oggi siamo all’inizio di una possibile vera e propria rivoluzione dell’apprendimento: mobile, social, intelligente, adattivo, seamless, gamified.

Nonostante questa evoluzione e curva di esperienza, è stata necessaria un’emergenza sanitaria e conseguentemente sociale ed economica per portare all’attenzione di tutte le Istituzioni formative il  Digital Learning non come ambito ristretto di pochi innovatori ma come priorità generale. Qualcosa di simile è già accaduto. Non è la prima volta che le conseguenze negative di crisi globali possono essere ridotte dalle tecnologie applicate all’educazione. A partire dalla metà del XIX secolo, soprattutto in USA ed in Svezia, le Università iniziarono le prime sperimentazioni di didattica a distanza, dove “a distanza” voleva dire per corrispondenza, e la tecnologia di comunicazione abilitante era costituita, semplicemente, dalla stampa, dai mezzi di trasporto, dai servizi postali. Queste prime esperienze furono fondamentali all’indomani della Seconda Guerra Mondiale, quando la ricostruzione dei sistemi Scuola-Università nel periodo postbellico fu enormemente facilitata dalla formazione a distanza.

Come si dice, non senza retorica, ma appropriatamente in questo caso, dentro la Crisi, quella dell’emergenza Coronavirus, c’è una nuova Opportunità di accelerazione globale della diffusione del Digital Learning, e più in generale dell’adozione massiva delle tecnologie applicate ai sistemi ed ai processi di lavoro: non solo Smartworking e Smart Management (gestione e guida di team virtuali e di smartworkers), che sono la soluzione più evidente alle rigidità del lavoro tradizionalmente organizzato in presenza,  ma anche Digital Onboarding, creazione di Digital Workplace intelligenti, digitalizzazione dei processi di valutazione e sviluppo delle Competenze e delle Performance, solo per fare qualche esempio.

Il repertorio delle soluzioni di Digital Learning comprende oggi, e da molti anni ormai, applicazioni per organizzare a costi marginali sempre più bassi processi formativi indipendenti dal vincolo della vicinanza fisica: attività sincrone quali webinar 1to1, aule virtuali, prove ed esami con sistemi di e-proctoring; attività asincrone in autoapprendimento attraverso learning object (video, microlearning, infografiche) che possono essere creati direttamente dai formatori e messi alla base di un approccio di apprendimento “rovesciato” (a distanza si studia, in presenza si approfondisce e lavora: flipped learning); piattaforme Open Source con ampie funzionalità di classroom management, e molto altro.

Dissoltasi, speriamo presto, la paura e la necessità di una riorganizzazione drammaticamente veloce dei processi indotta dal Coronavirus, si tornerà al punto di partenza? C’è questo rischio, lo dicono i dati. La strada da percorrere è molta, non solo nel nostro Paese ma a livello globale:

  • Il 30% delle aziende italiane non ha ancora un LMS per gestire la formazione on line (fonte: Altaformazione, Corporate Digital Summit Survey 2018), a fronte dell’8% a livello mondiale (fonte: Brandon Hall, 2020 State of Learning Technology)
  • Il 70% degli IT professional percepisce la formazione in aula (ILT: Instructor Led Training) come la modalità di formazione più efficace. E parliamo dei professionisti dell’informatica, che dovrebbero essere più sensibili alle applicazioni digitali in tutti gli ambiti – fonte: articolo Skill Gap Rise, in Training Industry Magazine, Gennaio-Febbraio 2020
  • Una % di aziende di tutti i Paesi oscillante tra il 30 ed il 57% non usa e soprattutto non pianifica di dotarsi a breve termine di tecnologie innovative per l’apprendimento come Simulazioni, LMS avanzati (LXEP), gaming, Realtà Aumentata e Virtuale, Standard di tracciamento delle esperienze formative di nuova generazione (XAPI e infrastrutture conseguenti: LRS, Learning Record Store) – fonte: Brandon Hall, 2020 State of Learning Technology

Evidentemente i sistemi di CORPORATE digital learning non sono ancora completamente competitivi rispetto a) ai modelli tradizionali, culturalmente radicati, b) alle opportunità di apprendimento autonomo che Internet e la vita “always connected” offre al modern learner (di qualunque età).

Le condizioni di superamento di questo paradosso sono almeno due: 

  • La riduzione del gap generalizzato di competenze digitali, che impedisce di “vedere” le opportunità e gli ambiti di applicazione.
  • Un maggiore orientamento alla qualità più che all’efficienza, da parte di tutti, clienti e partner, per co-progettare soluzioni di digital learning che devono essere più “instructionally grounded” e costruite attorno al modern learner.

Anche quando l’emergenza COVID-19 sarà rientrata, il Digital Learning & Working rimarranno gli unici mezzi efficaci per ridurre i problemi cronici (organizzativi, di costo, di efficacia e personalizzazione dell’apprendimento) della formazione gestita unicamente “in presenza”, e soprattutto per rendere possibile ed economicamente sostenibile il Life Long Learning: 10’ di apprendimento al giorno, tutta la vita.

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