La tecnologia facilita l’apprendimento continuo

150 anni di formazione a distanza, 15 anni di e-learning e anno 0 per il digital learning.

Con questi 3 numeri, Federico Fantacone, Learning Innovation Manager di Altaformazione, ha invitato i partecipanti del 1°Learning Live Kitchen, a riflettere sulla sfida portata dall’accelerazione della tecnologia nel campo della formazione. Le funzioni HR e L&D sapranno raccogliere questa sfida per abilitare l’apprendimento continuo all’interno delle organizzazioni?

Ci sono almeno 12 fenomeni, che, complessivamente configurano una rivoluzione nel campo dell’apprendimento, uno “tsunami” che, secondo Gartner, avrà la sua massima intensità nel 2020.

La combinazione di queste metodologie/tecnologie sta cambiando il modo di pensare, prima ancora che di fare formazione nelle aziende.

Alcune, come il social learning o il bite-size learning, sono ormai esperienze consolidate, altre, come il mobile learning, hanno generato grandi aspettative senza trovare una realizzazione compiuta.

Anche Il “game-inspired learning” ovvero apprendere divertendosi, stenta a decollare. Le logiche di gioco, competizione e premio, non sembrano convincere del tutto, complice l’insufficiente capacità di game design.

In analoga situazione troviamo il “flipped learning” che ribalta il paradigma del trasferimento di conoscenza. L’aula si trasforma in un contenitore di persone che discutono le possibili applicazioni di ciò che ognuno ha appreso preventivamente e in modo individuale. Pur conosciuta, questa metodologia fa ancora molta fatica ad affermarsi nelle aziende, al contrario è in crescita nella scuola

Dopo le prime sperimentazioni, si sta affermando il “learning in the workflow”, derivato dal modello 70:20:10, dove l’apprendimento informale è supportato dal “digital workplace” che abilita l’apprendimento sul luogo di lavoro.

Una nuova generazione di piattaforme di apprendimento incombe ormai sui più tradizionali LMS. Sono le “LXE- Learning Experience Environment” , caratterizzate da un elevato grado di personalizzazione e di integrazione delle varie metodologie/tecnologie e contenuti, attraverso le quali la persona vive un’esperienza di scoperta di tutte le opportunità di apprendimento. Grazie agli algoritmi che tracciano l’intera esperienza e non solo più la fruizione di un “corso”, queste piattaforme diventano predittive di comportamenti di consumo e risultano quindi molto simili agli ambienti come Netflix o Spotify.

Ancora controverso è l’utilizzo della “realtà virtuale” grazie alla quale è possibile apprendere in modo immersivo, senza rischi e oggi a costi contenuti. L’ambiente virtuale diventa una vera e propria palestra dove allenare le competenze/abilità/comportamenti appresi fino a raggiungerne la piena padronanza.

Della tecnologia XAPI, si parla da molto tempo ma solo adesso iniziano le prime sperimentazioni. Grazie a XAPI è possibile tracciare qualunque esperienza di apprendimento (formale e informale) e non solo la fruizione di un corso. E’ quindi la tecnologia abilitante del “learning in the workflow” e degli LXE.

Infine i tre fenomeni di frontiera, primo fra tutti il “learning chatbot” ovvero l’IA applicata alla formazione.

Attraverso il chatbot, la persona impara nel qui ed ora, dialogando con un “assistente personale dell’apprendimento” che, sfruttando le reti neurali, è in grado esso stesso di imparare attraverso l’interazione con l’essere umano per offrire un’esperienza formativa personalizzata e tarata sul corretto livello di competenza.

Seguono le tecnologie blockchain e li-fi.

Blockchain insieme alle “digital credentials”, rappresenta l’opportunità di trasformare le competenze personali acquisite in una forma di “moneta intellettuale” attraverso la tracciatura, il riconoscimento, la condivisione e la validazione delle stesse, garantendone così la spendibilità nella vita e nel lavoro.

Il li-fi è una tecnologia di trasmissione dati attraverso la luce, molto più veloce del wi-fi, che consentirà di far viaggiare e di poter scaricare contenuti molto pesanti. Qui davvero siamo agli albori di un nuovo modo di pensare non solo alla formazione degli adulti ma più in generale all’educazione.

Lo scenario rappresentato si è chiuso con una domanda rivolta ai partecipanti: se da un lato abbiamo la tecnologia quale fattore abilitante, dall’altro, come si può attivare l’apprendimento continuo del “learner contemporaneo” che subissato dalle informazioni, dai contenuti e dalle comunicazioni del mondo “digitalizzato” si distrae facilmente e perde la concentrazione più velocemente di un pesce rosso?

Voi cosa ne pensate?

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